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Donne mimano sesso orale: bufera sui manifesti di un sito che recensisce escort

di  redazione  -  7 Luglio 2019

Donne mimano sesso orale: bufera sui manifesti di un sito che recensisce escort

Dicono quelli di Escort Advisor che l’obiettivo della loro campagna è “sdoganare un argomento considerato da sempre come scandaloso ma anche sensibilizzare sulla sicurezza che le recensioni garantiscono a tutti, utenti e sex workers. Dobbiamo fare ancora molti progressi in questo senso”.

Eppure i manifesti che girano per le città di Roma e di Milano e che raffigurano una donna che mima un atto di sesso orale con in mano un panino e la citazione del Vangelo “non di solo pane vive l’uomo” è forse uno dei punti più bassi della marketing in questi ultimi mesi.

C’è innanzitutto il solito annoso problema del maschilismo: la donna trattata come prodotto e una simpatia che non risulta per niente simpatica, andando addirittura a scomodare Gesù per apparire controcorrente quando invece ottiene l’effetto diametralmente opposto.

Che gli uomini siano titolati per ottenere una donna al fine di allietare la propria esistenza è un concetto primitivo che ormai non funziona nemmeno nelle famiglie più patriarcali, figurarsi su un cartellone pubblicitario.

E poi ci sarebbe anche il fatto che non di solo pene vive l’uomo, con questo continuo bombardamento sessuale come unica via pubblicitaria, come se le interazioni tra uomo e donna debbano puntare tutte lì, senza nessun a sfumatura.

Poi c’è l’aspetto legale: “ai sensi dell’art. 3 della L. 20 Febbraio 1958 n. 75 si prevede espressamente la punibilità di ‘chiunque, in qualsiasi modo, favorisca la prostituzione altrui’. Il reato di favoreggiamento della prostituzione si concretizza, sotto il profilo oggettivo, in qualunque attività idonea a procurare favorevoli condizioni per l’esercizio della prostituzione. Irrilevante il movente dell’azione, ovverosia le ragioni soggettive di chi commette il reato: non è perciò neppure richiesto che il favoreggiamento della prostituzione sia accompagnato da uno sfruttamento economico – che nel caso dei camion pubblicitari sembra comunque presente – bastando la mera agevolazione consapevole di tale attività”, come fa giustamente notare Maria G. Di Rienzo. (Tpi)